martedì 3 febbraio 2026

Stati Uniti: impero criminale e sanguinario. E altre cose...

Un certo numero di italiani, ma non molti, credo, avranno sentito parlare o almeno citare probabilmente in tivvù, e dove sennò, i Padri Pellegrini e il Mayflower. Alcuni, ma non molti, credo, avranno cercato informazioni in proposito: chi erano? Da dove arrivavano? Perché sono finiti in America?
 Basterebbe porsi queste domande per capire su quali basi è stato creato il mito fondativo degli Stati Uniti. I Padri Pellegrini erano una congregazione separatista inglese. 

Sembra un dato del tutto normale: cosa c’è di straordinario? Non è banale il fatto che erano in sostanza una sorta di setta secessionista, intollerante e radicale dal punto di vista religioso, come potrebbero essere oggi alcune fazioni integraliste islamiche. Ma ho la certezza che molti sarebbero propensi a legittimare i Padri Pellegrini (quel che si è fatto sino ad oggi giustificando la fondazione della “più grande democrazia del mondo”, certo e chi lo mette in dubbio?) perché la Chiesa anglicana era corrotta, quel che sostengono gli integralisti islamici riguardo i sistemi occidentali (e come dargli torto?) per esempio. O no? 
Ma gli integralisti islamici sono islamici… tutta un’altra storia, no? Un po’ come: Putin uccide gli ucraini. La bestialità, ovviamente, è sempre quella degli altri. Noi e i Padri Pellegrini siamo nel giusto. Ovviamente. La congregazione dei Padri Pellegrini era così intollerante verso la Chiesa, e dunque verso il Re (Giacomo I), che ne è il Capo Supremo, che preferì trasferirsi in Olanda, paese molto più tollerante. Ma come dicevo l’intolleranza era soprattutto quella dei Padri Pellegrini che dopo pochi anni fecero “armi e bagagli” e si trasferirono col famoso Mayflower in America.
 Sì perché gli intolleranti erano loro che non accettavano che i figli si integrassero nella società Olandese. Per loro sfortuna il viaggio dall’Inghilterra al luogo dove avrebbero dovuto stabilirsi fu un disastro a causa del maltempo e finirono da tutt’altra parte, di conseguenza si potrebbero anche definire oltre che intolleranti pure fuorilegge.
 Si stabilirono difatti in una regione per la quale non avevano autorizzazioni di nessun tipo. Quindi: intolleranti, fuorilegge e pure falsi e ipocriti e vado a spiegare il perché. Prima di scendere dal Mayflower tutti i capifamiglia (che vuol dire anche famiglie diverse dai padri Pellegrini, ma che si erano imbarcate su quella specie di galeone) firmarono il Patto del Mayflower, uno scritto considerato fondativo per la democrazia americana. Questo è il testo che si ritiene affidabile e attendibile. Il documento originale è andato perduto non molto tempo dopo la firma:

 «Nel nome di Dio, Amen. Noi, i cui nomi sono sottoscritti, leali sudditi del nostro temuto Sovrano Signore Re Giacomo, per Grazia di Dio, di Gran Bretagna, Francia e Irlanda, Re, Difensore della Fede, ecc. Avendo intrapreso, per la gloria di Dio, e l’avanzamento della fede cristiana, e l’onore del nostro re e patria, un viaggio per piantare la prima colonia nelle parti settentrionali della Virginia, con il presente patto solennemente e reciprocamente, alla presenza di Dio e gli uni degli altri, ci costituiamo e uniamo insieme in un corpo politico civile, per il nostro migliore ordine e preservazione, e il perseguimento dei fini suddetti; e in virtù di questo patto di decretare, costituire e formulare di volta in volta leggi, ordinanze, atti, costituzioni e uffici giusti ed equi, che saranno ritenuti i più idonei e convenienti per il bene generale della colonia, ai quali promettiamo tutta la dovuta sottomissione e obbedienza. In fede di che abbiamo qui sotto sottoscritto i nostri nomi a Capo Cod, l’11 novembre, nell’anno di regno del nostro Sovrano Signore Re Giacomo, d’Inghilterra, Francia e Irlanda, il diciottesimo, e di Scozia il cinquantaquattresimo. Anno Domini 1620.»

 Velocemente alcune considerazioni che dimostrano perché ho definito i Padri Pellegrini falsi e ipocriti:
 • Non erano approdati in Virginia (come ho detto erano andati fuori rotta);
 • “Alla presenza di Dio” la lascio perdere faccio solo notare che pure i sovrani occidentali sostenevano che il loro potere era legittimato direttamente da Dio, il potere dunque era fondato non dalla volontà degli uomini, ma da Dio stesso. In questo caso non siamo distanti da questo principio. Facile sostenere in seguito la legittimazione del potere;
 • Ipocriti nel citare “nell’anno di regno del nostro Sovrano Signore Re Giacomo” da cui erano fuggiti e la cui sovranità anche politica non accettavano.

 Qualcuno potrebbe obiettare che i Padri Pellegrini nella loro terra erano perseguitati fino ad essere a volte incarcerati. Sì è vero, ma una risposta esaustiva non può rientrare in questo breve scritto. Faccio notare che le loro azioni erano sovversive ed erano considerati una minaccia per la stabilità del sistema Stato-Chiesa. Oggi le forze dell’ordine bastonano i manifestanti che protestano a favore della Palestina contro il sionismo o per altri motivi e “normalmente” i cattivi sono i manifestanti soprattutto se lanciano qualche pietra, e sono particolarmente cattivi soprattutto per i giornalisti ben pagati. 
Dico “normalmente” tra virgolette perché so benissimo che una buona fetta dell’opinione pubblica non condivide questa interpretazione, ma sono certo che quella sia l’opinione della maggioranza. Concludo questa breve introduzione: un pugno di uomini (perché penso che le donne non contassero un granché), sopravvissuti grazie all’aiuto in particolare di un nativo americano, riescono a dare vita a una società teocratica intollerante forse più di quella anglicana dalla quale erano fuggiti.

 Questa la realtà su cui si regge il mito fondativo della "democrazia" americana. 
Un nucleo basato sull’arroganza di poche persone che daranno vita a un impero criminale (che sterminerà tutte le popolazioni native), basato sul predominio e dunque predatorio (prima al proprio interno e poi fuori dai confini) e criminale sino a divenire terroristico.
 E da questo punto faccio un salto alle questioni contemporanee e tralascio la scia di sangue che scorre come un fiume dalla fondazione della “democrazia” americana sino alla seconda guerra mondiale, perché in confronto a ciò che è avvenuto dopo è quasi risibile se si prende in considerazione il numero di vittime. 
Non è possibile trarre un bilancio definitivo e attendibile delle vittime causate dalla guerre condotte o sostenute dagli Stati Uniti dal 1945 ad oggi, ma attraverso alcuni dati ricavati da alcune fonti cercherò di dare un’idea della dimensione e della vastità della tragedia di cui sto parlando. Preciso che per guerre “sostenute dagli Stati Uniti” intendo quei conflitti causati dalla destabilizzazione dei governi e/o regimi che non “piacciono” (o non piacevano) alla “democrazia americana", cito qualche numero e i casi a cui mi riferisco. Vi invito, però, a leggere l’articolo che ho già citato in apertura se ancora non l’avete fatto, grazie, https://umanitapolitica.blogspot.com/2022/03/restiamo-umani.html perché mi aiuta a non ripetere cose già dette come la questione del bilancio delle vittime (mai tentato da nessuno) dell’anticomunismo. 
Cito alcuni casi probabilmente non esaustivi della questione: 

• Golpe in Indonesia (1965-66): Il supporto USA al regime di Suharto fu cruciale. Le purghe anticomuniste che seguirono causarono 500,000 - 1+ milione di morti. 
• Guerra Civile in Guatemala (1960-1996): Il regime sostenuto dagli USA condusse una guerra contro gli indigeni Maya. La Commissione per la Verità stimò ~200,000 morti, la maggioranza civili, con atti di genocidio. • Operazione Condor (anni '70-'80): Il coordinamento delle dittature sudamericane supportato dagli USA portò a decine di migliaia di "desaparecidos", prigionieri torturati e uccisi. 
• Colpo di Stato in Cile (1973): La dittatura di Pinochet causò ~3,000 morti accertati e 30,000 torturati.

 Solo sommando questi quattro esempi (e ignorando dozzine di altri interventi minori) si arriva a una stima tra 750,000 e 1,5 milioni di morti, principalmente civili, legati ad operazioni "segrete" (e per segrete intendo non autorizzate dal Congresso e non propagandate) o a supporti indiretti. Dobbiamo aggiungere le vittime procurate da una serie di azioni volte a contrastare governi e/o regimi non “amici”:

 • Colpi di stato orchestrati o sostenuti dalla CIA: ◦ Iran (1953 - Operazione Ajax) ◦ Guatemala (1954 - Operazione PBSUCCESS) ◦ Cile (1973 - sostegno al golpe di Pinochet) • Tentativi di assassinio di leader stranieri: Fidel Castro (Cuba), Patrice Lumumba (Congo), Ngo Dinh Diem (Vietnam del Sud). 
• Operazioni paramilitari segrete: ◦ Laos (anni '60-'70): "Guerra Segreta" della CIA con l'Esercito Hmong.
 Si veda per esempio https://it.wikipedia.org/wiki/Laos 
Durante la guerra civile, il servizio segreto americano della CIA addestrò reparti speciali composti principalmente da guerriglieri di etnia hmong che, supportati dall'aviazione americana e dalle truppe dell'Esercito Reale Laotiano, effettuarono importanti azioni di disturbo alle operazioni delle forze comuniste laotiano-vietnamite. Si trattava di una campagna segreta, non autorizzata dal Congresso, che violò gli accordi presi a Ginevra nel 1954, nei quali il Laos era stato dichiarato neutrale al conflitto vietnamita. Nel 1959 morì il re Sisavang Vong e gli succedette Savang Vatthana, privo del carisma del padre, che regnò fino al 1975.
◦ Nicaragua (anni '80): Minaggio dei porti (condannato dalla Corte Internazionale di Giustizia). 
◦ Cambogia (anni '70): Bombardamenti segreti.
 • Operazioni antiterrorismo "targeted killings": Uccisioni tramite droni in Pakistan, Yemen, Somalia, Afghanistan, Iraq (dopo il 2001), spesso di cittadini stranieri (incluso quello di un cittadino USA, Anwar al-Awlaki, nel 2011). Autorizzate come "azione militare" dall'AUMF 2001, ma contestate legalmente. 

Si veda https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_mirato 
“Ventisei membri del Congresso degli Stati Uniti d'America[12], assieme ad accademici qualGregory Johnsen e Charles Schmitz, figure mediatiche (Jeremy Scahill, [13]Glenn Greenwald, James Traub), gruppi per i diritti civili (ovvero l'American Civil Liberties Union[14]) e persino all'ex capo della stazione CIA a Islamabad, Robert Grenier[15], hanno criticato gli omicidi mirati definendoli come forma di esecuzioni extragiudiziali che potrebbero essere ritenute illegali sulla base del diritto statunitense e probabilmente anche sulla base del diritto internazionale. Secondo le analisi statistiche fornite da Reprieve, sarebbero stati uccisi 9 bambini per ogni bersaglio adulto che gli Stati Uniti avrebbero tentato di assassinare o, come nei numerosi falliti tentativi di uccidere Ayman al-Zawāhirī, la CIA avrebbe ucciso 76 bambini e 29 astanti adulti.”

 Veniamo ora alle vittime procurate dalle guerre in cui gli Stati Uniti hanno operato direttamente e alla luce del sole:

 Guerra di Corea (1950-53) ~1,2 milioni 2,5 - 3+ milioni (inclusi civili Coreani del Nord e del Sud) Stime sul totale di morti coreani oscillano tra il 10-20% della popolazione. 

Guerra del Vietnam (1955-75) ~1,3 milioni (militari) 2 - 3,5+ milioni (vietnamiti, laotiani, cambogiani) Include i morti in Laos e Cambogia per i bombardamenti segreti e le conseguenze.

 Guerra in Iraq (2003-2011) ~200,000 (documentati) ~600,000 - 1+ milione (stima da studi per campione) Il famoso studio Lancet 2006 stimò 650,000 morti in eccesso; altre stime (Iraq Body Count) contano morti documentate. 

 Guerra in Afghanistan (2001-2021) ~175,000 ~240,000+ (di cui oltre 70,000 civili) Brown University's Costs of War Project è una fonte chiave. 

 Operazioni in Pakistan (droni) 2,500 - 4,000 Di cui centinaia di civili (stime ONG) Operazioni segrete, numeri basati su report investigativi.

 Quante, inoltre, possano essere le vittime di “semplici” operazioni di cui non si sente neppure parlare oltre che per i targeted killings credo si possano ottenere dati certi. Intendo per esempio persone coinvolte in atti di spionaggio o d’altro tipo al di fuori dei confini americani. Saranno ordini di grandezza di certo poco significativi rispetto alle vittime dei conflitti, ma i morti sono morti non si può usare la logica del “cosa vuoi che sia”, anche considerando che tutti i giornali del sistema propagandistico occidentale hanno trasformato in un caso storico e mediatico spaventoso la morte di Alexei Navalny la cui morte sembra valere centinaia di vite di esseri umani d’altri paesi. Personaggi fatti semplicemente sparire perché non graditi alla “democrazia” americana. 
 Consiglio la lettura di questo interessante articolo https://www.ilpost.it/2013/02/04/droni/ 
 Le "fonti ufficiali" statunitensi raramente forniscono stime sui morti totali dei nemici o dei civili (mi pare chiaro il motivo), e quando lo fanno, sono spesso molto conservative e limitate a specifici periodi, ma ovviamente siccome la bestialità è sempre quella degli altri anche nella mancanza di democrazia come quelle dei paesi tipo (cito a caso) Cina e Russia tutti i paesi nemici manipolano, occultano e mistificano i dati sui morti e altre tragedie.
 Quindi una relativa, approssimativa e possibile contestabile stima sia in senso minore o maggiore ("totale minimo") per l'insieme degli interventi USA dal 1945 potrebbe aggirarsi tra i 7 e i 12 milioni di morti, con una stragrande maggioranza di civili. Ripeto che questa è secondo alcune fonti una stima destinata a dare un'idea dell'ordine di grandezza per far capire di cosa stiamo parlando. E presumo che questo bilancio non tenga conto delle conseguenze dovute al peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie e economiche prodotte dai conflitti più sanguinosi.

 In conclusione credo meriti una nota anche l’intero sistema occidentale costruito su secoli di menzogne, propaganda, stratagemmi ideologici e artifici politici a sostegno della cultura borghese e capitalista che ha i suoi miti fondativi come quelli dei Padri Pellegrini.

 «Il primo di questi miti, quello che più di ogni altro si organizza sulla lunga durata, è il mito che rimanda alle radici della civiltà occidentale moderna. […] La versione eurocentrica della storia ha così inventato un «Occidente Eterno», ipotizzando una progressione che dall’antica Grecia passa per Roma e per l’Europa feudale cristiana fino all’Europa capitalistica.»
(Mauro di Meglio - Lo sviluppo senza fondamento Ed. Asterios p.73).

 Con gli eventi e gli avvenimenti di questi ultimi due decenni, con la fine del Secolo breve, per citare Eric Hobsbawm, sembriamo giunti però a una resa dei conti dove l’esaltazione del sogno utopico capitalistico lasci il posto alla consapevolezza che tutti quei sogni siano svaniti (come è il destino di tutti i sogni) 
«Proprio nel momento in cui sembrava non vi fosse più alcun ostacolo all’affermazione mondiale del modello occidentale si è invece imposta l’evidenza dell’impossibilità di realizzare questo compito e del fatto che questo modello non è universale, e soprattutto non è universalizzabile.» (Op. cit. p. 147)

 Abbiamo vissuto un sogno (o abbiamo creduto di viverlo?) in cui tutti i mostri del passato, un lontano e indistinto medioevo, sembravano stati cacciati via, trasformati in fantasmi o vissuti come echi di voci lontane. Eppure questa illusione conteneva supremazia di poche élite, dominio di pochi su molti e bestialità volta ad ottenere ricchezze e profitto a scapito della stragrande maggioranza. 
Viviamo e abbiamo vissuto in un sistema di rapina e predominio che molti hanno sostento e continuano a sostenere nonostante ne siano le vittime più deboli poggiando il nostro mito fondativo su creazioni non sempre basate su prove certe o semplicemente derivate da racconti che potrebbero essere a volte del tutto inventati. Questo non significa affermare che non siano esistiti i vari Talete, Anassimandro e “compagnia bella” (una favola bella?), ma che le cose non siano andate esattamente come sono state descritte per esempio da Aristotele o Plutarco (e altri) e che sono state in seguito prese come vere, in special modo dopo l’illuminismo, con la consapevolezza di creare una finzione. Martin Bernal in Atena nera - Le radici afroasiatiche della civiltà classica - pur se contestato dal punto di vista storiografico per le tesi estreme riguardo la creazione delle cultura greca basata su elementi esplicitamente Egizi o afroasiatici ha il pregio di aver portato allo scoperto il culturalismo razzista basato sull’origine ariana della “culla della civiltà occidentale (“società culla” di Parsons) il quale di conseguenza in quanto mito fondativo ha giustificato ed esaltato il colonialismo basandolo sulla superiorità della civiltà indoeuropea, quindi ariana, occidentalocentrica. «La rinascita degli studi greci nel XV secolo produsse amore per la letteratura e per lingua greca e identificazione con i Greci, ma nessuno mise mai in questione che i Greci fossero stati allievi degli Egizi, per i quali c’era un interesse uguale, se non più appassionato.» (Martin Bernal - Atena nera 1991 p. 29 cit. in Mauro di Meglio -Lo sviluppo senza fondamenti Ed. Asterios - p.74) A questo proposito vi invito a leggere almeno https://www.academia.edu/9595075/Recensione_del_libro_di_Mauro_Di_Meglio_La_parabola_dell_eurocentrismo_Grandi_narrazioni_e_legittimazione_del_dominio_occidentale_Asterios_Editore_Trieste_2008_pagg_198 
Liberamente scaricabile. 
Per mutuare un concetto di Fanon che riguardava la liberazione dei popoli oppressi dalla colonizzazione europea si potrebbe dire che dovremmo in quanto persone, in quanto comunità umane, mirare all’indipendenza del pensiero, delle scelte e delle nostre vite, ma, come Fanon ricordo che l’indipendenza non è una parola magica, ma condizione indispensabile all'esistenza degli uomini e delle donne veramente liberati, vale a dire padroni di tutti i mezzi materiali che rendono possibile la trasformazione radicale della società.
(Cfr. Frantz Fanon - I dannati della terra – Ed. Einaudi 1972)

  In ordine alcune fonti utilizzate per la steesura dello scritto. Sui Padri Pellegrini:




  Fonti parziali utilizzate per i dati sulle vittime delle guerre condotte dagli U.S.A. e dei conflitti a cui hanno partecipato:









sabato 1 marzo 2025

Un punto sulla guerra U.S.A.-Russia

Quando scrissi questo articoletto

https://umanitapolitica.blogspot.com/2022/03/percheputin-ha-invaso-lucraina-non.html

mi promisi di fare un punto sulla situazione nel momento in cui si fosse verificata qualche tipo di soluzione del conflitto.

Per dire la verità non immaginavo che passasse così tanto tempo e una soluzione concreta non c’è, ma si sono venute a creare condizioni di cui vale la pena scrivere qualche riga. Mi ritrovo ora, dunque, a cercare di porre qualche aggiustamento alle precedenti riflessioni. Per far questo affronterò la questione partendo da un discorso molto più ampio, e tornerò sul merito dell’argomento nella conclusione finale.

Premessa assolutamente necessaria: non mi sogno di sostenere Putin, peraltro mi sono già espresso in proposito nell’articolo citato, ma nemmeno lontanamente di difendere Zelen’skyj pur sapendo che viene ormai preso a “schiaffi” da Trump.

Occorre ricordare che questo losco figuro ( Zelen’skyj) ha preso il potere grazie al sostegno occidentale1, quando già erano anni che l’Ucraina bombardava il Donbas e i morti erano già migliaia, e non fece nulla per fermare il massacro, ma si è presentato (e si presenta) dall’inizio della guerra (anche se spinto dalle promesse americane) come il paladino ad oltranza2 del popolo ucraino accettando che venga massacrato pur non essendo in tal caso di regioni russofone e per interessi degli U.S.A. e della NATO (praticamente un braccio armato americano).

Inutile dire, ma meglio sottolinearlo, che è un’orrenda guerra dove non esistono né buoni né cattivi, ma la propaganda ha dipinto e tutt’ora dipinge Putin come l’unico criminale, mentre gli ideologi occidentali e i pennivendoli glorificano Zelen’skyj. 

Si può aggiungere che nonostante tutto il criminale Putin non ha mai raggiunto la brutalità e la violenza di Netanyah, ma questa è un'altra storia.

Inutile dire, nuovamente, ma meglio sottolinearlo, che la propaganda insidiosa da ambo le parti ha reso, soprattutto inizialmente3, difficile (a livello generale) un giudizio del tutto neutrale rispetto alle vicende.

Una propaganda che in Italia era arrivata a usare persino cantautori come Roberto Vecchioni per addomesticare l’opinione pubblica balbettando di neneismo e distorcendone il significato. Lo scopo era di dimostrare che non stare da una delle due parti (Russia o Ucraina)4 era un atteggiamento pericoloso se non infantile.

Il problema è che il grande professorone Vecchioni aveva tralasciato di dire (forse non lo sapeva?) che il neneismo per Roland Barthes si contrapponeva al dogmatismo ed era concepito per realizzare il "neutro".

Ora, ribadisco ciò che ho detto in precedenza: non credo all’afflato umanitario di Putin5 a favore delle regioni russofone, ma devo aggiungere rispetto a quanto detto nell’articolo a cui faccio riferimento che di certo è entrata in gioco la pressione della Nato oltre ogni limite di tolleranza6. Non si tratta secondo il mio parere solo di questo, che implica ovviamente anche la sicurezza e la stabilità interna della Russia, ma di difesa economica nello scacchiere internazionale, dunque di capacità di controllo sull’economia mondiale in cui la Russia è ormai da oltre un ventennio profondamente radicata essendo ormai del tutto estranea a un qualche tipo di ideologia socialistica che potrebbe spingerla come in passato verso una marginalizzazione.

Si potrebbe obiettare che l’attacco al Donbas da parte di Kiev (leggesi NATO)7 possa essere stata una reazione all’annessione della Crimea da parte della Russia che a sua volta è stata, però, una reazione della Russia alla sottrazione (l’Ucraina) di una sua sfera di influenza politica e non dimentichiamoci (sempre) economica8. In tal modo diventa una reazione a catena senza fine.

Non credo nemmeno alla propaganda russa che giustifica l’intervento in Ucraina come diretto alla liberazione da un regime fascista, pur essendo sacrosantamente vero che spinte nazifasciste fervono in quel paese e che questo non è mai brillato per democrazia9.

Ma ci si può chiedere perché mai nessuno dovrebbe avere diritto a opporsi all’imperialismo americano? Quale ragione giustifica la postura rapace di tale imperialismo?

Non intendo qui discutere, al contrario, della ragioni degli Stai Uniti a fomentare una tale tragedia perché troppo complessa e che coinvolge strategie geopolitiche e dunque anche economiche che andrebbero esaminate con cura. In questo caso entra in gioco il rapporto con la Cina e la strategia di potere che vede il rafforzamento di determinate posizioni in vista di uno scontro diretto con questa potenza.

Faccio una semplice riflessione: se la Russia avesse perso tutto (Donbass compreso) gli Stati Uniti e la Nato si sarebbero fermati?

Non credo. Nella lontanissima ipotesi che fosse prevalsa militarmente la NATO l’imperialismo americano avrebbe dimostrato di poter imporre l'egemonia con la forza in qualsiasi parte del mondo e avrebbe avuto le risorse ideologiche non solamente economiche per imporre in un trattato di pace qualsiasi condizione alla Russia, come accade sempre verso i paesi sconfitti.

Ci si può [e ci si dovrebbe] chiedere da quale parte dovevano schierarsi i lavoratori ucraini. La mia risposta è che i lavoratori ucraini avrebbero dovuto difendere i loro interessi e se questi interessi si scontravano con gli interessi imperialisti del capitale la risposta era: né da una parte né dall’altra. È tanto difficile capirlo?

Col senno di poi a questo punto è doverosa una precisazione relativa non ai motivi che hanno spinto Putin a invadere l’Ucraina, ma alla scelta del momento. La risposta penso non possa essere che quella che ho già ventilato e accennato precedentemente e cioè che rimandare una reazione avanti nel tempo sarebbe stata (per la Russia) del tutto deleteria perché la NATO aveva ormai superato ogni limite di tolleranza.

Questa è la logica dei fatti non una netta giustificazione all’invasione russa pur considerando che Putin aveva già tentato varie volte di trovare un qualche tipo di accordo. Se non vi fosse stata malafede, che significa strategia, da parte delle potenze occidentali penso e sono convinto che un tale massacro si sarebbe potuto evitare.

Hegelianamente ci si potrebbe chiedere se ciò è accaduto perché erano giunti i tempi perché ciò accadesse.

Non intendo rispondere qui e la considero una pura provocazione, ma una riflessione vale la pena farla. Poteva reggere un equilibrio mondiale dove un solo e unico imperialismo potesse prevalere a discapito di tutte le altre potenze economiche?

Può imporre il comando una sola potenza egemonica senza nessuna reazione?


È ormai innegabile che chi ha sbagliato i calcoli non era Putin, ma l’imperialismo americano di conseguenza la NATO, e che la strategia si sia rivelata del tutto fallimentare col risultato di aver cagionato centinaia di migliaia di vittime.

E non solo. Il conflitto ha prodotto rotture nei fragili equilibri di potere sullo scacchiere mondiale che si vanno ricomponendo in architetture e configurazioni che parevano improbabili e che produrranno sicuramente una nuova forma di ordine mondiale dove il ruolo dell’imperialismo americano risulterà ridotto.

È vero che dal punto di vista puramente economico gli Stati uniti sono caduti in piedi ciò che hanno perso (dovrebbe essere chiaro) è la credibilità, nonostante Trump stia cercando di limitare il danno presentandosi da propugnatore della pace (daranno il nobel pure a lui oltre che a Obama?), e l’immagine di unica superpotenza mondiale.

Perché sostengo che gli Stati uniti sono caduti in piedi economicamente?

Si potrebbe dire che hanno guadagnato tre volte:

una costringendo l’Europa ad acquistare gas e petrolio da loro;

due incamerando tasse con la vendita di armi;

tre facendo pagare le loro armi (in sostanza la guerra) all’Europa attraverso quegli incassi.

Credo che oramai questo sia chiaro a tutti, anzi no.

Non sarà chiaro allo scemo etico10 e all’analfabeta funzionale11, ma spero a quel che rimane tolte queste aberrazioni.


In conclusione.

Chi ha perso completamente è l’Europa su tutti i fronti: equilibrio, stabilità (economica e interstatale), e capacità di agire a livello mondiale. Non che avesse molto di questo ancora prima, ma l’attende di certo un futuro ben più opaco di quanto già fosse.

Sono contento di questo?

No per niente. Credo che l’Europa potesse essere un esempio di grande civiltà, di cultura politica e di capacità produttive. Con tanta strada da fare perché nata già zoppa e carica di contraddizioni, ma potenzialmente importante. In questo conflitto si è rivelata, al contrario, per quel che era: un intruglio e non una sostanza che combinasse i diversi elementi in una nuova soluzione.

Non sono un sostenitore dell’appartenenza a un ente in cui identificarmi, la mia mentalità è quella internazionalista, ma devo confessare che mi sento in fondo un europeo, d’altronde le mie radici culturali stanno piantate lì e mi piacerebbe sentirmi europeo in un mondo di eguali.

1Per interessi esclusivamente occidentali: Nato e U.S.A..

2Disposto a mandare coercitivamente a morire i giovani anche quando è palese che la guerra è persa. Quando non esisteranno più diciottenni inizierà con i minori? Perché mai si dovrebbe difendere un personaggio del genere?

3A causa di una propaganda patetica e insulsa che ha illuso milioni di ucraini di poter combattere una potenza nucleare con un esercito immensamente superiore con qualche preghiera e qualche bottiglia di benzina https://www.youtube.com/watch?v=0J4-76TkdVc o facendo credere che Putin fosse pazzo e in fin di vita.

4Da notare che la questione non consisteva, come voleva la propaganda, scegliere di stare con l’invasore criminale o col popolo ucraino, vergognosa distorsione della realtà, ma se stare dalla parte del criminale imperialismo americano e con le ragioni (eventualmente) della Russia.

5Quando cito Putin prendo il suo nome come incarnazione del potere che gli è stato conferito e che rappresenta. Anche in questo caso ribadisco che Putin non è un uomo solo al potere e l’appellativo autocrate è improprio. Autocrate, secondo l’enciclopedia Treccani è colui che “esercita potere assoluto” (per esempio Stalin e Hitler). Personalmente metto in dubbio che Putin sia nelle condizioni politiche di esercitare tale potere. La repressione anche violenta degli oppositori (caratteristica che appartiene pure a Zelen’skyj ) non è sufficiente a imporgli il titolo di autocrate. Nessuno utilizzava questo appellativo sino a quando gli affari economici miliardari europei con la Russia non erano stati toccati.

6Se così non fosse perché l’Europa non ha mosso un dito per impedire i bombardamenti nel Donbas da parte di Kiev dopo migliaia di vittime? Si può anche rincarare la dose e dire che ciò è avvenuto sotto le spinte dell’occidente specie degli americani. Eppure l’occidente rappresenta la democrazia e la giustizia.

7Il professor Orsini ha spiegato che l’Ucraina rientrava già nella strategia geopolitica occidentale dal 1994

https://www.youtube.com/watch?v=V5uMzyA-YEc

8Non ci si deve mai troppo allontanare dalle ragioni economiche che muovono i conflitti pur non essendo del tutto predominanti in alcuni casi (rari).

9Non ci si deve dimenticare che le ritorsioni all’annessione russa della Crimea erano iniziate da subito stringendo patti commerciali con l’Ucraina – si veda per es. https://www.ice.it/it/sites/default/files/inline-files/Gli%20Ostacoli%20al%20Commercio%20fra%20Unione%20Europea%20ed%20Ucraina.pdf – nonostante vi fossero gravi ostacoli per una futura adesione della stessa all’Unione Europea - https://www.youtube.com/watch?v=ukYv7WIOFNw – dichiarazioni più volte ribadite dall’ex presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker anche recentemente. In un certo qual modo paradossali dato che Juncker nel 2013 fu costretto a dimettersi a causa di uno scandalo per spionaggio e corruzione https://www.nanopress.it/articolo/scandalo-junker-i-politici-non-rubano-solo-in-italia/71040/. Nonostante la situazione interna del paese sia ulteriormente peggiorata con la guerra il processo è stato accelerato in barba ad ogni criterio imposto dall’Unione per l’ammissione. Faccio solo notare di passaggio che tra scandali, corruzione (in politica), riciclaggio, mafie e quant’altro l’Italia sta forse messa peggio.

11https://it.wikipedia.org/wiki/Analfabetismo_funzionale.

Faccio notare di passaggio che analfabeta funzionale può anche essere letto come cretino funzionale cioè funzionale al sistema. Facile da controllare e manipolare in sostanza un “utile idiota”.

martedì 22 marzo 2022

Alcune riflessioni sulla Storia

 

Avvertenza.

Questo articolo può essere considerato a tutti gli effetti una lunga nota a quello precedente

https://umanitapolitica.blogspot.com/2022/03/la-cina-e-vicina.html

di cui si consiglia la lettura.


§


Si potrebbe dire che con la crisi del 2008 la libertà negli USA si è ridotta ancora di più?

E quali cambiamenti ha prodotto nel controllo del sistema del capitale?

Cosa accadrà alla prossima crisi?

Ha un senso cercare le spiegazioni delle crisi del sistema?

Se si comprendono i motivi è possibile intervenire in modo che non si verifichino di nuovo?

E ancora: sarebbero evitabili o hanno carattere deterministico?


Il tipo di risposte possibili danno una prospettiva diversa al problema storico e alla conseguente sua concezione.

Poniamoci ad esempio la domanda: è possibile comprendere il motivo delle crisi economiche e si possono evitare in caso positivo?

Ammettiamo che si siano scoperte le ragioni che le determinano: è possibile evitarle?1

Soffermiamoci solo al “sì” o “no” di quest’ultima domanda.

Se rispondiamo “sì” significa che potremmo intervenire deterministicamente sugli eventi futuri. In che modo? Se le crisi sono prevedibili e viene impedito che si verifichino la storia proseguirà con eventi diversi.

Se rispondiamo “no” significa forse che il futuro non è determinabile?

Dipende.

Se rispondere “no” vuol dire semplicemente che il sistema nel suo complesso non ammette soluzione perché le crisi sono parte costitutiva del sistema stesso concepiamo comunque una storia deterministica. Se non possiamo impedirle significa che il sistema procederà in un modo determinato. In altri termini esiste un qualche tipo di dinamica interna al sistema che non possiamo cambiare.

Se rispondiamo “no” nel senso che non siamo ancora in grado di risolverle non facciamo altro che ritornare al “sì”. Dunque non siamo ancora in grado, ma potremo esserlo in un futuro. Allora la storia è deterministica per gli stessi motivi citati sopra.


Il problema che concerne l’idea che la storia possa essere regolata da leggi [e quindi essere deterministica] se non è spinta all’estremo (storicismo radicale) può avere un qualche tipo di dimostrazione. A mio avviso il problema deve essere interpretato diversamente dall’ammettere che esistano leggi storiche accertabili. O, per dirla con Popper, falsificabili.

La questione che riguarda i processi storici, però, è alquanto diversa. Ed è, a mio avviso, ciò che deve interessare per comprendere la sua possibile evoluzione nel futuro.

Gli uomini nel contesto di determinate condizioni storiche non hanno di fronte a loro infinite possibilità di risoluzione dei conflitti o di qualsiasi altra criticità (comprese crisi economiche o finanziarie). Sono dominati e condizionati da vincoli di varia natura (condizioni economiche, sociali, culturali) e dunque reagiranno a quelle determinazioni in modo simile in base alle effettive possibilità2.

I conflitti sociali per esempio non offrono milioni di modi diversi per essere pacificati (nel caso s’intendano pacificare): il compromesso è l'unico modo, pur potendo essere realizzati con metodi e tempi diversi.

E, ovviamente, non è detto che quel particolare conflitto venga in qualche modo pacificato pur essendovi la volontà di perseguire la pacificazione, ma sapremmo che in determinate condizioni non era stato possibile risolverlo.

L'altro metodo di risoluzione di un conflitto è la repressione, ma la logica non cambia. La repressione determinerà degli effetti futuri che potrebbero essere  di diverso tipo: politici, sociali, economici, ecc..

Non esiste, mi pare, un periodo storico in cui non si siano verificati conflitti, anche se per ragioni diverse. Questi movimenti determinano una tendenza di sviluppo nella storia umana. Non sono leggi storiche, ma processi leggibili e interpretabili attraverso la conoscenza dei fatti. La difficoltà legata all’interpretazione dei fatti non confuta la potenziale capacità di un’interpretazione obiettiva relativa allo sviluppo della cultura storica di quel dato momento.

Dalle lotte ottocentesche per la giornata lavorativa di 12 ore si è giunti allo statuto dei lavoratori non in un solo balzo, bensì passando attraverso diverse fasi. Attraverso un movimento di cui oggi possiamo vederne il dispiegarsi.

Nel riflettere su queste considerazioni mi è balzata in mente una corrispondenza con l’evoluzionismo. Non perché la storia debba essere necessariamente evoluzionistica e non intendo affermare tale concezione. Non soltanto perché non ne ho le competenze e le conoscenze necessarie, ma perché non credo a questa concezione dell’evoluzione umana in senso storico sociale.

Non c’è dubbio in ogni caso che dal punto di vista tecnico, scientifico e delle forze produttive si sia gradualmente passati da uno stadio in cui l’uomo era cacciatore-raccoglitore a costruire il supercomputer Fugako costituito da circa 159.000 server e una capacità di calcolo di oltre 400 milioni di miliardi di operazioni al secondo e in grado di predire gli Tsunami.

Ora, potrebbe essere relativamente vero che le scoperte siano casuali3, ma la casualità si avvera quando esistono le condizioni generali perché le renda possibili.

Perché parlo di evoluzionismo? Si consideri nella stessa misura l’evoluzione che ha portato all’attuale presenza dell’homo sapiens sapiens. La mutazione che ha portato alla sua comparsa sarà sicuramente casuale4, ma poteva prodursi prima dell’esistenza di quella sorta di scimmione bipede che ha popolato la terra in una determinata era storica?

Possiamo pensare che l’essere umano attuale regredisca per mutazione ad un nuovo scimmione bipede?

Allora, nella stessa misura, è possibile in qualche modo predire l’evoluzione dei processi storici?

Sarebbe stato possibile passare [senza fasi intermedie] direttamente dalla forma di economia presente nell’impero romano all’attuale sistema del capitale?

Dunque, ammesso che non esistano leggi storiche, mi pare che la storia umana segua comunque dei processi attraverso i quali è possibile individuare una tendenza nella sua evoluzione.

Trovo assurdo, quanto il pensare che l’attuale essere umano regredisca ad uno stadio scimmiesco, credere che i processi storici possano invertirsi o deviare tanto profondamente da una curva tendenziale al punto di procedere in modo casuale. Il fatto che le civiltà siano passibili di declino (e anche di questo abbiamo nozione) o che possa darsi il caso di una regressione sociale ed economica è un altro discorso. Potrebbe verificarsi una guerra nucleare che sconvolga completamente le condizioni presenti5, oppure l’avverarsi di eventi legati all’economia politica che facciano tornare indietro (in un modo che non sappiamo) le lancette della storia, ma dati eventi non prevedibili la curva tendenziale dei processi non ha ragione di cambiare.

Non è ridurre la Storia a un fatto naturale, ma la possibilità di predire la tendenza di un processo attraverso gli eventi che si sono succeduti nel tempo: riconoscere che esistono diverse fasi che non fanno balzi secolari. In linea generale mai avvenuti nella Storia oppure la storia che conosciamo è tutta falsa. Ipotesi a cui non è possibile credere.

Mi sembra lecito chiedersi: un supercomputer come Fugako potrebbe predire attraverso modelli matematici non solo il corso della storia entro certi limiti temporali, ma anche particolari eventi politici e sociali catastrofici?

Potrebbe essere inutile, forse, puntualizzare, dato il fine ristrettissimo di queste riflessioni, che la storiografia evenemenziale6 è di certo utile e importante, ma difficilmente porta alla luce l’insieme del movimento storico sottostante che può procedere in modo invisibile in un lungo arco di tempo.

Ciò che oggi ci appare estremamente dilatato e increspato tra due/tre secoli potrebbe apparici chiaramente attraversato da una curva la cui inclinazione non era manifesta.

La questione è: può essere intercettata quella curva?

Se “sì” in qualche modo la storia ha un corso deterministico se “no” la storia è del tutto caotica.

Pensare la storia per processi non è l’inveramento dello storicismo radicale.

Il prosieguo lo lascio al lettore.


1 Qui forse è opportuno fare una precisazione. Capire le ragioni delle crisi economiche periodiche del capitale non significa poterle evitare. Potrebbe essere possibile capirne le cause, ma non per forza potrebbero essere evitabili, e i motivi sono molti. Le crisi possono presentarsi con anticipo rispetto alla previsione oppure le condizioni reali-materiali potrebbero impedirne la risoluzione.

4 E non dimentico certo gli sviluppi della teoria dell’evoluzione di Darwin fino all’attuale teoria dell’evoluzione punteggiata.

5 Mentre scrivo la guerra in Ucraina è ancora in corso. Sono 10 milioni i cittadini fuggiti dalle loro case secondo TG24Sky. Si potrebbe avere la percezione che questa evento (sicuramente tragico) possa in qualche modo cambiare la storia. In realtà sono passati sotto i nostri occhi eventi altrettanto violenti e dolorosi soprattutto in medio oriente, ma agli occhi di qualcuno possono essere sfuggiti. Non penso sarà la guerra di Putin a cambiare il corso della storia: Gli effetti si vedranno negli equilibri internazionali e nelle strategie geopolitiche, come sempre, ma non intaccheranno il sistema del capitale che storicamente è ciò che conta in questo periodo storico.

domenica 20 marzo 2022

La Cina è vicina?

 

Passati ormai diversi anni i “quaderni rossi” di Mario Tronti1 (e Panzieri, ma scomparso da un po’) sono sbiaditi dal tempo e dalla luce del neo-liberismo. Oggi il loro colore è arancione (come le rivoluzioni colorate in linea con il cosiddetto post-industrialismo) e a volte talmente stinti che potrebbero prendere il titolo di “quaderni gialli” come la ex democrazia cristiana.

Parlare di post-industrialismo, come se esistesse, associato all’assenza di operai e riempiendo le piazze di moltitudini di persone tutto appare naturale e spontaneo.

Pensare come naturale l’ordine sociale permette al sistema omologante del dominio capitalistico sia sulle menti che sui corpi di creare nel pensare del singolo individuo un agire libero e indipendente.

La mente s’illude che le scelte concrete siano attuazione del proprio pensare libero e soggettivo ipostatizzando la reale dipendenza dal concreto modo di produzione. Solo in questo modo l’individuo si concepisce in quanto soggettività autonoma. E in tal senso il sistema del capitale non ha necessità di attuare in larga parte forme di comando autoritarie2. Il fatto stesso di pensare l’ordine sociale esistente legittimo e connaturato alla struttura del consorzio umano separa l’idea dell’ordine sociale dal modo di produzione rendendo il modo stesso di produzione come accidentale rispetto ai rapporti sociali e alla sovrastruttura del capitale.

In questo senso anche l’operare del lavoro mentale insito nei nuovi processi produttivi che prevedono la realizzazione demandata ai cosiddetti digital workers (si veda ad esempio il crowdwork3) viene percepito e trasferito su un piano astratto mascherando il lavoro concreto nella sfera del general intellect già individuato da Marx.

Posto sul piano sociale il concetto potrebbe essere esteso ed integrato dalle seguenti considerazioni di Milanovic in Capitalismo contro Capitalismo.

Trattando il tema dell’allineamento degli obiettivi dell’individuo con quelli del sistema l’autore sostiene che:


Secondo i più convinti sostenitori del capitalismo, questo risultato scaturisce dalla sua «naturalezza», ossia il fatto che rifletterebbe alla perfezione la nostra natura innata, vale a dire il desiderio di commerciare, di guadagnare, di migliorare la nostra condizione economica e di condurre una vita più comoda. Ma non credo, al di là di alcune funzioni primarie, che sia coretto parlare di desideri innati come se esistessero indipendente dalle società in cui viviamo. Molti di questi desideri sono il prodotto della socializzazione all’interno delle nostre società, e in questo caso all’interno delle società capitaliste, che sono le uniche esistenti.

[Capitalismo contro capitalismo. La sfida che deciderà il nostro futuro. - Di Branko Milanovic · 2020 Editori Laterza]


Facciamo un passo indietro.

Il rapporto servo/padrone dissimulava l’asservimento del lavoratore nella falsa percezione di detenere i mezzi di produzione e di progettualità del proprio lavoro. Lo sfruttamento veniva da questi percepito soltanto attraverso la pretesa del signore-padrone di appropriarsi con le corvèes di una parte del suo lavoro.

Con il sorgere del proletariato come soggetto di trasformazione l’operaio prendeva coscienza della sua alienazione dal lavoro attraverso la sostituzione della forza-lavoro per mezzo delle macchine, tale fenomeno rendeva manifesta l’appropriazione della restante produzione lasciando all’operaio la sola capacità economica di riprodursi.

Molto brevemente si può dire che la condizione di sfruttamento4 a cui è sottoposto il lavoratore divenne chiara nel passaggio da servo a lavoratore giuridicamente libero.

Giuridicamente libero, ma costretto al lavoro per un padrone che realizza capitale pagando soltanto una parte della ricchezza prodotta dalla forza-lavoro.

Ora, il problema attuale è complicato, come ho accennato inizialmente, dal massiccio impiego di lavoratori nella produzione per mezzo di strumenti informatici e digitali.

Cosa potrebbe accadere in futuro?

Quando la Cina avrà raggiunto la capacità di influenzare le dinamiche politiche dell’occidente in particolare quelle europee si sentirà dire dagli ideologi americani, in contraddizione a ciò che stato propagandato sino ad ora, che bisogna fermare la globalizzazione perché è inconciliabile con la libertà. Le reazioni e le resistenze alla “nuova via della seta” sono già dei sintomi.

Per fermare la disfatta del dominio del capitale liberal-democratico l’imperialismo americano sarà costretto a ridistribuire la ricchezza verso il basso per creare quello che Milanovic chiama capitalismo del popolo. Redistribuire il reddito verso il basso permette di espandere i consumi. Questa condizione potrebbe essere raggiunta riducendo le ore di lavoro per assorbire la disoccupazione che sarà desinata a crescere a causa del massiccio impiego di strumenti digitali e tecnologici. Se la ricchezza di capitale resta in mano a pochi genera conservatorismo.

Potrebbe darsi il caso che la Politica cinese di fronte all’indebolimento dell’imperialismo americano e dunque del capitale, che si regge su strutture politiche liberali e sulla democrazia borghese, allenti l’assetto autoritario al contrario di quanto sarebbe costretto a fare il capitale occidentale in generale per controllare le disuguaglianze che già oggi si sono imposte attirando l’attenzione di economisti e ideologi (Think Tank). 5

Poiché le differenze di reddito tra classi sociali in Cina in futuro potrebbero essere livellate rispetto a oggi il capitalismo statale (o politico come viene definito da Milanovic) cinese potrebbe diventare un modello da seguire.

D’altronde è in atto a livello internazionale una severa critica al capitalismo neoliberista ormai da diversi anni da parte di ideologi e analisti sostenitori del capitale come unico sistema non solo economico, ma anche sociale ed esistenziale.

Già nel 1998 Edward Luttwak parlava di turbocapitalismo e citare anche una brevissima bibliografia sul tema richiederebbe parecchio spazio. E’ sufficiente dire che un numero enorme di economisti di fama mondiale in seguito alla crisi finanziaria del 2008, che aveva mostrato palesemente al mondo intero la debolezza del modello neoliberista, sembra fare a gare per ricercare le migliori critiche al sistema evidentemente con lo scopo di salvarlo dalla prossima crisi che potrebbe segnarne il tracollo. Ma proprio perché la storia non è deterministica, come Popper6 pensava erroneamente della concezione storica marxiana, occorre una spallata per aiutarne il crollo. E non basta una spallata che lascerebbe un vuoto essa va preparata per sostituire quel vuoto con una forma di vita economica, politica e sociale che deve essere perseguita e costruita giorno per giorno o, citando Marx, tornerebbe la solita merda.

Il problema è: i milioni di digital workers in che modo potrebbero prendere coscienza della propria condizione di servi giuridicamente liberi?



1 Oggi tra le fila di area cattolica del PD.

2 Ed ecco il motivo per cui il sistema popperiano non serve a nulla se non soltanto euristicamente. L’antitesi della democrazia non è soltanto la tirannide e il controllo formale delle regole democratiche (da stabilire quali) non garantisce la libertà da un sistema unico come quello del capitale.

3 Letteralmente lavoro-folla. E’ una sorta di lavoro a chiamata gestito da piattaforme Web e senza obblighi di contribuzione previdenziale

4 Devo soffermarmi su questo punto per chiarire alcuni concetti. Questa nota come anche alcune altre parti dello scritto può essere tralasciata da chi abbia già dimestichezza con alcuni argomenti. La nota serve a chiarire la differenza dell’uso del termine “sfruttamento” in senso generico e comune compresa l’idea di sfruttamento riprovevole da un punto di vista morale, come potrebbe essere il giudizio dal punto di vista della chiesa cristiana. E’ questo che intende per esempio il Papa quando parla di sfruttamento del lavoro: si pensi ai lavoratori anche bambini ridotti in semi schiavitù costretti a lavorare nelle miniere di Coltan. Quel che si intende comunemente e che intende l’ottica della chiesa è una denuncia morale per le misere condizioni di vita e la sofferenza che ne derivano da parte di chi subisce lo sfruttamento personale. Ma al di là del giudizio morale lo “sfruttamento” ha un significato ben diverso. Se si ottenessero condizioni dignitose e il lavoro fosse pagato altrettanto dignitosamente avremmo la risoluzione del problema, come se il concetto di sfruttamento fosse del tutto contingente a quel singolo caso. In realtà le industrie internazionali che si servono delle materie estratte dal Coltan continuerebbero a sfruttare quei lavoratori pur essendo ipoteticamente pagati il giusto secondo il libero mercato. Lo sfruttamento connaturale alla produzione capitalistica risiede non nello sfruttamento (pur in quel caso deprecabile) di ogni individuo per le condizioni economiche e sociali in cui vive, ma per la quota di ricchezza di cui si appropria attraverso il plusvalore. Non sono sufficienti contratti definiti giusti per impedire al capitale di appropriarsi di quella quota di ricchezza. L’idea che siano sufficienti salari equi (in base a cosa?) altera il concetto di sfruttamento della concezione marxiana e lascia il tempo che trova. Da qualunque parte ci si volti torneremmo sempre al famigerato “capitalismo dal volto umano”.

Consiglio la lettura di questo breve intervento che, benché per motivi diversi (in tal caso l’RdB), chiarisce la logica da applicare alla problematica: https://aisberg.unibg.it/retrieve/handle/10446/116222/232913/Etica%20%26%20Politica.pdf

5 Non a caso Il capitale nel XXI secolo di Thomas Picketty è divenuto un bestsellers. Il libro (quasi illeggibile) di Picketty può essere considerato una summa di molti dati, ma l’autore non è certo il primo o l’unico ad aver portato all’attenzione internazionale l’argomento delle disuguaglianze. Il problema è stato affrontato da diversi autori tra i quali anche il citato Branko Milanovic.

6 Tra le tante opere di Karl Popper si veda ad esempio - La società aperta e i suoi nemici.

 


 

 

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